Via Giulia: segnatevi questo indirizzo, se volete passeggiare nella strada più bella della Capitale.

via Giulia Roma arco farnese

Certo, ora ci direte che Roma è tutta bellissima, soprattutto nell’ambito del suo centro storico. Ed è vero, non possiamo che darvi ragione. Via Giulia, però, ha qualcosa di molto particolare che la rende unica, oltreché splendida. Seguiteci e capirete perché.

via Giulia Roma

Innanzitutto, via Giulia ha un primato: con i suoi oltre mille metri di lunghezza in linea retta, è stata la prima e più lunga strada di Roma.

Infatti, si sviluppa, parallelamente al corso del Tevere, tra il rione Regola e il rione Ponte, da Piazza San Vincenzo Pallotti (in corrispondenza con Ponte Sisto) a Piazza dell’Oro, dove c’è la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini.

Fu voluta da papa Giulio II, dal quale prende il nome e venne realizzata su progetto di Donato Bramante (lo stesso che progettò la basilica di San Pietro) nei primi anni del 1500, in pieno Rinascimento.

via Giulia Roma chiesa

Il santo padre, che mirava a svincolare lo Stato Pontificio dalla pesante influenza delle importanti famiglie di Roma, chiese man forte ai proprietari delle banche della Toscana e al senese Agostino Chigi in primis. Questa fu una delle mosse del papa per attuare la sua strategia di riordinamento dell’urbanistica medievale romana.

via Giulia Roma palazzo

 

Via Giulia fu concepita come fulcro finanziario cittadino, anche per la vicinanza con Piazza Navona, Campo de’ Fiori e, tramite Ponte Sisto, con Trastevere, ma vi vennero costruiti anche palazzi residenziali che sono tuttora fra i più magnifici dell’Urbe.

via Giulia Roma chiesa

 

 

 

In seguito alla morte di papa Giulio II, in via Giulia vennero edificate anche case semplici, realizzate per confraternite e per privati, talvolta anche per speculazione e aventi spesso un proprio negozio su strada.

via Giulia Roma arco farnese

Il simbolo per eccellenza di via Giulia, però, è il suggestivo arco farnese, posto in corrispondenza con il retro di Palazzo Farnese. Il suo progetto, firmato da Michelangelo Buonarroti, risale al 1540. Il progetto, poi lasciato a metà, prevedeva un collegamento fra il giardino di Palazzo Farnese e Villa Farnesina, che si trova sulla sponda opposta del Tevere.

via Giulia Roma Palazzo Farnese

Tra gli edifici di culto, troviamo la chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani, dove hanno riposato le reali salme dei Borboni e quella di Santa Caterina da Siena, chiaro punto di riferimento per la comunità senese che qui viveva. Ma anche l’oratorio del Gonfalone, dove si tengono spesso dei concerti, essendo sede del Coro polifonico romano e San Biagio degli Armeni, detta anche San Biagio della Pagnotta, per panini benedetti che vengono distribuiti ai poveri il 3 febbraio, giorno di San Biagio.

via Giulia Roma fontana Palazzo Sacchetti

Uno degli aspetti straordinari di via Giulia è proprio il fatto che il passare dei secoli, le fisiologiche demolizioni e ristrutturazioni degli edifici, non abbiano cambiato sostanzialmente il suo profilo, mantenendo intatti disegno e atmosfera originali. In pratica, percorrendo la “strada recta” oggi, nel 2017, possiamo fare una sorta di viaggio nel tempo, perché ciò che vediamo è estremamente simile, se non addirittura uguale a ciò che qui c’era nel sedicesimo secolo.

via Giulia Roma piazza dell'Oro

Una decina di chiese e altrettanti palazzi storici, raffinate botteghe d’antiquariato e di alto artigianato, qualche piccolo caffè, due o tre ristoranti rinomati ma discreti, sampietrini per terra e vicoletti che portano al lungotevere: via Giulia non era molto diversa, quando i banchieri toscani e i nobili romani che qui abitavano vi arrivavano in carrozza.

via Giulia Roma tramonto
via Giulia Roma

Anche oggi, per la verità, chi abita e chi frequenta questa zona appartiene ad una élite, capace di distinguersi pur rifuggendo l’esibizione. Gli stessi palazzi storici di via Giulia hanno questa cifra distintiva: la sontuosità, con affreschi e fregi, con collezioni d’arte e giardini fiabeschi e oltre facciate ampie ma sobrie, magari ingrigite dal tempo.

 

Francesca Pasut